Quando inizia la vita?

Cosa significa trascorrere nove mesi all’interno del corpo materno?
Quali sensazioni ed emozioni vi si percepiscono? Quali
esperienze vi si vivono?

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La letteratura indonesiana affronta il tema della gravidanza
con straordinaria franchezza, disinvoltura e fantasia. La psicoterapeuta
Helga Blazy, conoscitrice del pensiero dell’Asia Orientale,
afferma che la cultura indonesiana (e pertanto anche la sua letteratura)
non considera la nascita un momento in cui improvvisamente
si comincia a vivere e a esistere.
La cultura indonesiana ha, rispetto a quella occidentale, il vantaggio
di non tabuizzare o separare le fasi del concepimento, della
gravidanza dalla vita extrauterina.
Anche in Cina e in Giappone il bambino conta già prima di
nascere più che da noi: infatti si considera che al momento della
nascita egli abbia già un anno di età.
I membri della tribù africana degli Mbuti (descritti in modo
particolare dall’etnologo Colin Turnbull) ci forniscono un ulteriore
esempio di coinvolgimento e grande sensibilità nei confronti
della vita umana fin dalle primissime fasi della sua evoluzione.
Grazie a specifici strumenti e metodologie di lavoro si può
studiare in modo approfondito il mondo intrauterino. Il feto è
dotato di sensorialità articolata e differenziata, ha una vita psichica
ed è in stretta relazione sia con la madre che con l’ambiente
in cui questa vive.
Dall’interno dell’utero egli inizia a comporre quegli schemi
inconsci di comportamento che lo accompagneranno per tutta
la vita. Risulta accertato che l’uomo si costruisce una memoria
a partire dalle esperienze prenatali.
Il feto, dunque, è in grado di memorizzare, ha capacità di apprendimento,
prova delle emozioni. L’ambiente intrauterino risulta
essere un ambiente di apprendimento e di esperienza.
Nella nostra vita presente si riflettono le nostre esperienze passate anche le più precoci. Tali esperienze vivono in noi, anche se inconsciamente, il passato vive nel presente. Così, nei nostri sogni, nelle sensazioni corporee o nelle aspettative emotive possiamo ritrovare tracce del nostro passato, tracce anche dei nostri primissimi vissuti prenatali. Niente si perde, abbiamo visto, nel processo di evoluzione della
vita, le esperienze passate continuano a vivere in noi anche se inconsciamente.
Se non avessimo ammesso e dimostrato che la vita
prenatale non risulta passiva, che il feto non è passivo e parassita,
che il feto ha una vita psichica, che il bambino alla nascita
ha un vissuto e non è una tabula rasa non avrebbe senso andare
a vedere se e come le esperienze prenatali vivono in noi e pesano
sul dopo.
Il nascituro possiede una personalità ben definita, una chiara
capacità di sentire, percepire, apprendere. Per lui rivestono una
particolare importanza le percezioni epidermiche, tattili e dell’equilibrio,
il gusto, l’udito.
Oltre al contatto fisiologico e ormonale, tra il bambino e la
madre s’instaura una comunicazione profonda, che consente loro
di cogliere reciprocamente qualsiasi segnale di affetto o di rifiuto.
Per favorire il rapporto prenatale tra madre e figlio vi è un
metodo nel quale si invita la madre ad assumere una serie di
comportamenti del tipo: disegnare se stessa e il bambino, parlare
e giocare con lui, raccontargli come sarà da grande, parlargli del
padre, cantargli o insegnargli qualcosa.
Nel contatto prenatale la voce, il canto, la musica assumono
un’importanza particolare in quanto il nascituro li percepisce in
modo intenso e differenziato. Vediamo, infatti, che il neonato ha la capacità di riconoscere voci e suoni di cui ha avuto esperienza
prenatalmente.
Risulta possibile riassumere i risultati degli studi sul prenatale
in forma di pratici consigli per i futuri genitori:
1. Risulta importante che i genitori considerino il bambino già
prima della nascita un membro della famiglia dallo status un
po’ particolare.
2. Si può entrare in contatto col bambino con la parola, le carezze,
la musica e facendolo partecipare alla generale vita della
famiglia.
3. La comunicazione e la presenza emotiva favoriscono lo sviluppo
e la capacità relazionale del bambino
4. Il padre è una figura di riferimento per il nascituro.
5. La lettura di testi che illustrano lo sviluppo fetale può facilitare
l’avvicinamento emotivo al mondo del bambino.
6. Più tempo si dedica al bambino nel corso della gravidanza più
facile e armonico sarà il suo successivo sviluppo.
7. Tener presente che il vissuto intaruterino del nascituro permane
in lui influenzando il suo futuro.

 

tratto da “La psicologia prenatale e il tempo”
Anna Stella Nutricati

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