Platonismo somatico

Quali problemi si creano quando si percepisce, valuta e opera sul corpo di un essere umano tramite un confronto fra il suo corpo reale e un modello “ideale”?

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Un modello ideale non ha nulla a che vedere con la vita reale degli uomini e delle donne… Esiste solo e unicamente sotto forma di schemi disegnati a inchiostro, e nell’attività mentale della gente che li elabora.

Altri schemi astratti forniscono a vari fedeli adepti una serie di regole in base alle quali giudicare se stessi e gli altri esseri umani per decidere chi “è a posto”, chi “ha raggiunto un equilibrio”, chi “è sessualmente adeguato” e chi invece è “bloccato”, “ha dei problemi”, “è nei guai”, o è addirittura “praticamente inumano”.

I vari principi del platonismo somatico, che attualmente permea diverse scuole terapeutiche, sono soggetti alle medesime critiche che sono già state rivolte a forme più generalizzate del pensiero platonico.

  1. L’idealismo somatico, analogamente all’idealismo religioso e morale, costituisce una costante sorgente di scoraggiamento e di svalutazione della vita umana.
    Non siamo mai veramente a posto, nonostante le apparenze. C’è sempre una vertebra che sporge di qua, una coscia che sporge di là; una spalla tenta sempre di risalire insidiosamente più in alto dell’altra.
    La vita non viene concepita come un processo complesso, non chiaramente definibile sotto molti aspetti, in cui concorrono stress, nutrimento elargito con amore, rabbia, depressione, gioia, dolore, piacere, che interagiscono creando il mutevole tessuto dell’esistenza.
    No, questa forma di pensiero considera la vita un’inutile lotta per diventare come X, comportarsi come Y.
  2. Il platonismo somatico rafforza i filtri, già potenti di per sè stessi, dei preconcetti che impediscono ai nostri occhi di percepire il corpo di un essere umano com’è in realtà.
    Vediamo ciò che vogliamo vedere, ciò che siamo abituati a vedere, ciò che ci hanno insegnato a vedere. Il semplice approccio alla visione diretta richiede un lento e paziente addestramento all’individuazione delle barriere dell’io che ci separano dall’altra persona. Un modello di come dovrebbe apparire l’altra persona non è altro che l’ennesimo ostacolo alla realizzazione del processo della visione.
  3. Il restringersi della percezione che accompagna il platonismo somatico comporta inesorabilmente l’irrigidimento della pratica terapeutica.
    All’elaborazione di una risposta creativa, e imprevedibile a priori, alle esigenze specifiche di un dato essere umano, unico e differente da tutti gli altri, si sostituisce una ricetta da applicare a tutti indistintamente.
    Un terapeuta corporeo che segue la scuola di Reich trascorrerà anni lavorando sul “blocco oculare” perché gli è stato insegnato che finchè non l’apre il paziente non potrà mai assimilare mutamenti a carico dei “blocchi bassi”. Un terapeuta che segue la scuola della Rolf invece prima o poi noterà un accorciamento dei muscoli adduttori della coscia, senza naturalmente far caso all’individuo che se ne sta in piedi sotto ai suoi occhi.
    La ripetizione meccanica di gesti e rituali noti sostituisce la semplicità della percezione e la sorpresa della continua scoperta di nuovi modi di lavorare.
  4. Le terapie basate sul platonismo somatico contribuiscono alla rigidità del comportamento.
    Il comportamento viene a essere costantemente mediato dai preconcetti di come si dovrebbe apparire, anzichè dalle risposte organiche alle nuove situazioni.
    I discepoli della Bioenergetica fanno ben attenzione a non incrociare le gambe e a non contrarre la parete dell’addome. Un gruppo di Rolfer in una stanza appare immancabilmente rigido, immobile: un insieme di gente che si sforza di apparire il più possibile alta e simmetrica.
    Addirittura le reazioni dovute alla liberazione di energia profonda nel corso delle sedute terapeutiche finiscono per essere mediate dall’ideale somatico: le risposte sono prevedibili, a seconda del tipo di terapia: “primal”, “counseling”, “zazen” e così via.

    5. Lavorare con un modello ideale è la causa principale delle varie esperienze dolorose comuni a un gran numero di patologie somatiche nel corso della relativa terapia.
    Se ad esempio lavoro su un tuo piede, e manipolo il tessuto connettivo nella convinzione di sapere esattamente dove deve starsene la tua caviglia nel contesto di tale tessuto, io tenderò a riportare la caviglia “in riga secondo le regole”. Ma la direzione da me scelta può essere in conflitto con la percezione innata della posizione corretta da parte dell’organismo interessato. Ecco che allora dal conflitto deriva dolore, che spesso viene interpretato come resistenza da parte del cliente.
    Nella prospettiva di questo articolo il dolore provato dal paziente può indicare non necessariamente la sua resistenza nei confronti del cambiamento, quanto piuttosto il contrasto fra la “saggezza” del suo corpo e gli scopi del terapeuta.

    6. Il limite più pericoloso del platonismo somatico è che questa forma di pensiero può diventare uno strumento di potere personale e politico.
    L’ideale somatico serve a dividere l’élite, che comprende e opera ai fini dell’ideale, da coloro che non vi si assoggettano e soprattutto dagli sfortunati che non possono capirlo.

 

Per approfondimenti https://osteopatiacraniosacrale.com/2014/07/09/embodiment-e-biodinamiche-craniosacrali/

 

 

fonte:

http://www.craniosacrale.it/?s=platonismo

http://www.bodythinking.com/it/Capitoli/Educazione/platonismo.html

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